Crovarino

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Luigi Bramieri, nel 1788 così descrisse l’uva crovarino: “Vitigno sorprendentemente fertile nelle grasse terre, ma senza potervi maturare, il perché non conviene in quelle. Nelle mediocri frutta assai, e vi matura: contuttociò la debolezza del suo vino è bastante ragione a non porlo in esse. Il pregio di questa specie sta ne’adattarsi essa assai bene anche nelle pure crete, ove le altre viti non provano. Conviene attribuire questo fenomeno alla forza singolare delle sue radici, atte ad estendersi ne’ contumacissimi suoli, ed a nudrire una robusta vite, come appunto riesce anche in quelle misere situazioni, ed è in esse tuttavia picchè mezzanamente feconda: Acquistavi anche maggior pregio, ed il vino riesce ivi sufficiente per usarsi a tutto pasto. il suo grappolo è molto grosso, spargolo anzichè nò, e l’acino piuttosto schiacciato e grosso, ben colorito nelle triste terre, ed abbondantissimo di succo”[1].

Note

  1.  Atti della Società Patriotica (sic) di Milano, volume III, Milano, 1793, p.137.